Festa del 1000esimo (preparativi)

Il prossimo primo settembre, tutta Zarinia festeggerà l’arrivo del millesimo abitante.

Si tratta di una ragazzina arrivata da poco in città per raggiungere i suoi genitori: i gestori della grande pasticceria cittadina.

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Da dove venga, dove fosse prima, non ha nessuna importanza, a Zarinia. A un certo punto, gli abitanti, dispersi per il mondo (reale) tornano. Si fanno notare in una cesta di un mercatino, ammiccano da una pagina di E-Bay e mi chiedono, silenziosamente, di venire in città.

La nuova cittadina viene dall’America. E’ arrivata in compagnia del fratellino e di una zia; ma è lei la millesima.

E così la piazza principale, il vero cuore di Zarinia, è diventata un grande ristorante nall’aperto: un lunghissimo tavolo si snoda come un serpente in Piazza Grande -diventata, per l’occasione, zona pedonale come avviene a Natale- e nell’adiacente piazzetta della chiesa.

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Ciascun abitante ha dato il suo gioioso contributo nell’organizzazione della festa: i ristoratori del ristorante cittadino, iniseme ai proprietari della pizzeria, hanno fornito tavoli e sedie, caraffe, piatti, ciotole, vino. La fioraia ha fornito tanti fiori per addobbare il tavolo;

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la venditrice di palloncini ha adornato gli angoli del tavolo con tanti palloncini colorati e fornito piccoli orsetti con piccoli palloncini nelle mani che contribuiscono a rendere più ricco e allegro l’allestimento.

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I bambini della scuola elementare hanno disegnato le letterine colorate che formano la scritta “Festa del millesimo” e i lavoratori edili hanno provveduto ad attaccarlo sulla parete esterna della scuola che si affaccia sulla piazza.

 

Il sindaco e gli impiegati del suo staff sono alacremente impegnati a seguire l’organizazione generale.

La banda cittadina sta già facendo le prove sulle scale della chiesa.

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La pasticceria offrirà, naturalmente, dolci di ogni tipo per festeggiare la nuova arrivata.

I pizzaioli prepareranno le pizze, lo snack bar panini e tramezzini, i pescatori forniranno pescato fresco, il supermarket non farà scarseggiare le bevande e i gelatai di Zarinia offriranno gelati a tutti.

I vigili garantiranno l’ordinato accesso alla piazza, la cantante aprirà i festeggiamenti dedicando una canzone alla neo-Zariniana.

Non tutti i 1000 abitanti di Zarinia potranno sedere al tavolo, che – per quanto lungo – non può garantire tanti posti a sedere.

Resteranno nel circo acrobati e clown, nel luna park i giostrai, affacciati ai balconi delle loro case le diverse coppie di pensionati che preferiscono godersi lo spettacolo della città in festa senza unirsi alla calca.

Non so dire ancora se queste esclusioni basteranno a far sì che ogni nucleo familiare prenda posto a tavola, ma immagino di no.

Certamente ci saranno punti di incontro ed occasioni di svago sparsi in vari angoli della città, ma per i posti a sedere ancora non sono stati decisi i criteri di selezione.

Chiederò al sindaco e vi farò sapere 🙂

aspettando Carnevale

Quando è arrivato in città uno strano personaggio, un po’ mago, un po’ clown, un po’ Pinocchio, gli Zariniani si son chiesti chi fosse, cosa avrebbe fatto in città.

Poi… tutti hanno sorriso, soprattutto i bambini, quando l’hanno visto aprire in piazza una bancarella piena di accessori per il Carnevale.

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In fondo, manca poco per l’ennesima sfilata in città. 🙂

a Zarinia hanno riaperto i lidi…

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Chi sta in spiaggia, a riva o nelle ultime file; chi gioca in piscina, chi a bigliardino o ping-pong ascoltando il juke-box con il distributore di bibite a portata di mano; chi ha scelto il campeggio e chi, infine, come il vecchio pescatore con sua moglie, se ne è partito per il mare con la sua barca e mangia pesce fresco appena pescato sulle acque tranquille di un mare pulito e sempre calmo. Zarinia è così. 

Cambio di stagione

A Zarinia i peschi in fiore hanno sostituito gli alberi coperti di neve del lungo inverno. E son fioriti anche i giardini.

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E’ una vera primavera. (Anche se i lampioni non hanno dimenticato il Natale).

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E la piazza si popola di nuovo per il mercatino pasquale.

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Travestiti da coniglietti, i venditori offrono uova colorate per i bambini.

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 Il pasticciere propone dolci pasquali…

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La panettiera di Zarinia, un vasto assortimento di “tortani” e “casatielli”. A Zarinia c’è un pezzetto di ogni pezzetto del mondo. E di Napoli pure. Ma un pezzetto soffice, profumato, salato, dolce e pieno, come la serena vita di Zar.

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Qualcosa di nuovo sotto il sole di Zarinia

In verità, Zarinia è una città multiculturale. E non le manca un vasto, colorato e vivace quartiere cino-giapponese illuminato da lampioncini e ravvivato dall’allegria di tanti bambini.

Ma oggi, qualcosa di nuovo mi “è venuto incontro” in uno dei due consuenti mercatini domenicali.

E adesso fa parte di Zar. Un pezzo raro per una collezionista di pulci come me.

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Son tornata a casa col sorriso da una domenica in cui temevo piovesse. Ed è anche questo il potere di Zar.

 

Vite di legno

Sebbene a Zarinia nessuno si ammali, si ferisca o si infortuni mai seriamente, la città è dotata di un piccolo ospedale con tanto di ambulanza (usata, finora, una volta soltanto più che altro per provarla). Si tratta di un piccolo spazio più che altro dedicato alla nursery, con una macchina per i raggi-x, un lettino per degenze brevi e una sedia dentistica. Nel retro anche una sedia a rotelle, che nessuno ha usato mai.

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Per lo più, però, è l’esperto dottore che occupa il piano sotto l’ospedale col suo ufficio in stile tirolese e i poster dell’Aspirina, che si occupa di dispensare farmaci per malanni di scarsa gravità, ma soprattutto di rimettere a posto piedi, braccia, mani o gambe (anche qualche testa, a volte).

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E’ comprensibile che tali tipi di incidenti siano i più frequenti, trattandosi di una popolazione tutta composta di persone di legno, moltissime deliziosamente realizzate a mano, come gli incantevoli personaggi vintage della Sevi, dai corpi essenziali e colorati in singoli azzurri, verdi, gialli, rossi o blue, ma corredati da visi espressivi tutti diversi l’uno dagli altri, come gli esseri umani, così che perfino i gemelli si differenziano per la curva della bocca, l’intensità del tratto che delinea gli occhi, la posizione in cui è dipinta una ciocca dei capelli castani, biondi o neri. Mi emoziona pensare che non esistano al mondo due Sevi uguali tra loro, pur portando gli stessi abiti e svolgendo lo stesso mestiere, reggendo lo stesso strumento, lo stesso attrezzo. Ogni viso è unico. E questo mi rende più prezioso ancora il mio piccolo patrimonio di omini di legno con anime di artigiani, così distinti dalla tristezza dell’identicità che uccide l’anima nelle produzioni perfette e seriali.

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Qualcuno ha detto, un giorno, che la cifra di Zarinia è la sua imperfezione. Ed io lo sottoscrivo. Con la stessa convinzione con cui lo sottoscriverei se l’oggetto dell’affermazione fosse la vita e non una semplice, per quanto grande città di legno, ceramica, metallo e poca, selezionatissima plastica. Quella nobile degli incredibili accessori in miniatura Playmobil.

C’è una regola che mi guida nella costruzione  e nella gestione di Zarinia. E non è tanto quello del rigido rispetto delle proporzioni. Ammetto, su questo e sul piano delle prospettive e delle congruenze architettoniche  e prospettiche parecchie allegre eccezioni, funzionali all’unico principio che mi interessa: il divertimento che mi viene dal far vivere quella città.

Tornerò a parlare di questa decisa e gelosissima prospettiva soggettiva del “bello” in Zarinia, che mi fa escludere qualsiasi impostazione della strutturazione degli spazi come spazi museali allestiti per un pubblico altro che non sia io, e non mi fa valutare razionalità e proporzioni, ma solo funzionalità ed aderenza allo scopo del gioco che è appunto giocare e della vita della città che è appunto vivere.

Qui, però, vorrei riprendere il tema della regola (quasi ferrea) che mi sono data e seguo in ogni fase di costruzione, evoluzione e crescita della popolazione della città. Regola che, come ogni regola, non sarebbe tale se non avesse le sue eccezioni.

Gli Zariniani (e tutto quanto possibile o logico tra i suoi arredi, le sue suppellettili, i suoi accessori) devono essere di legno.

Io adoro il legno. Il legno non smette mai d’essere vivo, di respirare, di odorare, di riscaldare la mano che lo tocca o lo contiene.

Considero ogni oggetto in legno, ma tanto più ogni oggetto miniaturizzato – secondo quella che è la mia connaturata inclinazione a meravigliarmi dinanzi ad ogni piccola riproduzione di un pezzo del reale – considero ogni oggetto in legno, dicevo, un piccolo produttore di stupore, un alito d’arte, nato dalla scintille dell’incontro tra la pazienza delle mani di un uomo e la versatile e generosa disponibilità delle fibre vegetali che percorrono (o percorrevano) le profondità della terra, del mondo.

La bellezza del legno, la sua unicità pari solo a quella che distingue uomo da uomo  (o manufatto artigiano da manufatto artigiano) mi commuovono. Talvolta letteralmente.

Così, Zarinia, è prevalentemente di legno.

Lo è il nucleo preistorico costituito dalla più antica (e più ricca, grande ed elegante residenza della città), lo è la superfice della terra che sostiene la città: un lungo e stretto tavolo di legno di circa tre metri addossato alla parete lunga della stanza (l’universo?) che contiene Zarinia e si connette, con giunture più o meno acrobatiche, talvolta quasi Escheriane, alle propaggini via via più distanti dal centro, a tavolini di fortuna, carrelli anch’essi di legno, casse capovolte e ricoperte di assi o, al limite, scatole di cartone molto rigido che somiglia per tenuta e colore al legno…